Rassegna Stampa
Roger Federer In visita in Etiopia
di Fabio Bagatella de Il Tennis Italiano
(Nella sezione you tube è presente il video dell'articolo)
Non sono molti gli sportivi in grado di raccogliere calore e affetto ovunque vadano. Ancor meno sono quelli sempre attenti ai bisogni dei meno fortunati. Roger Federer ne rappresenta uno degli esempi migliori. La Roger Federer Foundation ha portato il campione elvetico nel Corno d’Africa: emozioni indimenticabili per bambini e ragazzi etiopi ma anche per il leader Atp.
Dopo il trionfo all’Australian Open, Roger Federer ha optato per prendersi una piccola “vacanza” dall’attività agonistica. La sua agenda è rimasta tuttavia fitta di impegni. Durante l’ultimo fine settimana, il 28enne di Basilea è volato infatti in Etiopia per visitare due scuole a Kore Roba, 38 chilometri a nord della capitale Addis Abbeba. Si tratta dei due progetti realizzati dalla Roger Federer Foundation (RFF, Fondazione Roger Federer che dal 2003 promuove l’istruzione nei paesi più poveri) in collaborazione con l’Education for Development Association (Efda, l’Associazione per lo sviluppo dell’educazione), una locale Ong (Organizzazione non governativa per lo sviluppo nazionale) che agisce in campo pedagogico dal 1999. In sostanza la Rff ha finanziato il progetto ideato dalla Efda come sta facendo con altri programmi di tal genere in Mali, Malawi, Sud Africa, Tanzania e Zimbabwe cui destina annualmente cifre che si aggirano attorno ai centomila franchi svizzeri.
In quante occasioni si sono visti gli occhi di Roger Federer riempirsi di copiose lacrime... Non è un trionfo sofferto o una sconfitta dolorosa a commuovere questa volta il campione elvetico. A coinvolgere la sensibilità del leader Atp sono stati i bambini etiopi e l’emozionante accoglienza che hanno riservato al loro “benefattore”. “Quando sono arrivato e tutti i bambini stavano cantando, è stato davvero toccante - ha detto Federer - loro intonavano: ‘Roger, nostro padre’. Non l’ho capito subito ma ripensandoci mi scendono ancora le lacrime”.
Roger ne ha anche approfittato per mantenersi in forma. Ha scambiato dei colpi a ping-pong con Jirata Demksa, una teenager etiope che non scorderà mai di aver giocato col “miglior tennista di sempre”. Si è pure cimentato in una divertente corsa di un chilometro contro i migliori atleti della scuola locale. Poca gloria per l’elvetico costretto a riconoscere la superiorità africana.
Il vincitore di 16 slam non si attendeva un benvenuto di tal genere in una nazione dove l‘atletica è lo sport principe: “E’ la mia prima volta in Etiopia. Non mi aspettavo niente di questo tipo. Ho scordato che esiste la televisione...”. Nihlaa Omar, una delle giovani partecipanti alla gara podistica, ha chiarito la questione: “Io l’ho visto alla Tv, nella città vicina. Lo conosciamo e sappiamo che è famoso quanto il nostro Kenenisa Bekele”, il bicampione olimpico dei 10.000 metri.
Singolare argomento di conversazione con i curiosi studenti africani sono state anche le due gemelline di Roger, Myla e Charlene. Alla domanda se le figlie proseguiranno l’attività benefica del padre dopo il suo ritiro dall’agonismo, Federer non ha tergiversato: “Voglio far vedere loro che esiste anche questo mondo. I prossimi dieci anni saranno molto eccitanti perché dovrò cercare di dare un’educazione, aiutarle e mostrar loro tutto, anche cose di questo genere”.
Per le vie di Addis Abbeba, l’acclamazione finale: “Federer! Federer! Noi ti vogliamo bene! Noi ti amiamo!”.
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